Convegno

Guardiamoci Dentro – Convegno nazionale mercoledì 25 e giovedì 26 febbraio 2015

Le ragioni di una riflessione sul carcere in Italia

La nostra Costituzione, all’articolo 27, afferma che la pena non deve rappresentare soltanto una sanzione bensì deve tendere alla riabilitazione. La pena è dunque in funzione del recupero – o dell’assunzione – di responsabilità individuale e sociale. È questa una condizione indispensabile per rinsaldare il rapporto con la società: Gherardo Colombo ne “Il perdono responsabile”, sostiene che la sofferenza imposta insegni ad obbedire “ma chi obbedisce non è psicologicamente, se non giuridicamente, responsabile delle proprie azioni (ne è responsabile chi dà l’ordine). La pena, quindi, anziché creare responsabilità, la distrugge”. Una pena che non favorisca l’assunzione di responsabilità non assolve alla funzione riabilitativa prevista dalla Costituzione.

Il convegno “Guardiamoci dentro” intende declinare questo tema, in diverse accezioni, partendo da un primo esame che verrà effettuato in quattro gruppi di lavoro.

Qual è il senso della pena?

Nel mondo della illegalità e della criminalità la pena non ha una reale efficacia preventiva perché se un individuo temporaneamente viene sottratto al crimine perché detenuto, viene immediatamente rimpiazzato da un altro. Si potrebbe dire che la pena detentiva non contrasta il crimine, ma favorisce il ricambio generazionale di coloro che lo commettono; non favorisce neppure un’azione riparativa nei confronti delle vittime. Sull’onda della strada intrapresa già dal Governo Monti, quali azioni possono essere caldeggiate per sostenere una concezione di pena orientata alla responsabilità individuale e collettiva?

 

All’interno degli istituti penali operano diverse figure, istituzionali e non:

personale penitenziario, operatori di cooperative sociali e associazioni, garanti, ministri di culto, volontari: come favorire una maggior efficacia dei diversi interventi ponendo al centro la persona detenuta? Come costruire e manutenere una rete che operi sinergicamente per rendere osmotiche le pareti del carcere e permettere la costruzione di percorsi che sostengano le persone recluse anche alla dimissione e al ritorno nei propri contesti di vita familiare e sociale?

 

L’assunzione di responsabilità individuale e sociale

costituisce per la persona detenuta l’avvio di un processo di ricostruzione di una identità diversa; ma tale ricostruzione identitaria necessita di essere sostenuta anche dall’attività lavorativa: sappiamo quanto il lavoro permetta il recupero di dignità. Quali azioni potrebbero essere attivate per rendere l’attività formativa e/o lavorativa parte imprescindibile del trattamento educativo? Come facilitare un continuum lavorativo alla dimissione dal carcere al fine di consentire alla persona di fronteggiare in modo più sereno il rientro nel proprio contesto di vita?

 

La riflessione sul senso della pena

non può coinvolgere solo gli addetti ai lavori; è innegabile che il carcere produce marginalizzazione ed aumenta le diseguaglianze. Il territorio può diventare una risorsa fondamentale per creare inclusione, ma la condizione imprescindibile è un cambiamento culturale che parta dal riconoscere una responsabilità collettiva nella costruzione di un nuovo patto di cittadinanza. Come favorire questo processo?

 

Quesiti cui si cerca di dare possibili risposte e proposte, con una riflessione congiunta di studiosi, istituzioni e di operatori per i quali il carcere è lavoro quotidiano. Risposte e proposte che si rivolgono non solo allo Stato e alle Istituzioni, ma anche a tutta la società civile che vive fuori delle celle ma che non può più prescindere da quello che accade “dentro”.

Comitato scientifico

Pietro Buffa, Maria Pia Brunato, Luigi Morello, Claudio Sarzotti, Enrico Sbriglia, Gustavo Zagrebelsky

 

Comitato tecnico

Paola Assom, Matteo Bagnasco, Francesca Contini, Silvia Cordero, Marco Gandino, Joli Ghibaudi, William Revello, Raffaella Sorressa, Lorenzo Verrua

 

Ringraziamenti

Grazie a tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione di questo evento. In particolare:
Marco Bonfiglioli, Francesca Corsico, Tiziana Elia, Paola Fuggetta, Angela Magnino, Cosimo Marcello, Valeria Marcenò, Silvana Massacesi, Bruno Mellano, Susi Ricauda, Antonella Ricci, Daniela Ronco, Walter Vergnano.

Laddove possibile, per le forniture e l’organizzazione dell’evento abbiamo scelto soggetti operanti nelle carceri del Piemonte.

 

Servizi di ristorazione

Ecosol – Liberamensa
Pausa Cafè

Gadgets

Casa di Pinocchio, Extra Liberi, Banda Biscotti

Comunicazione, Web e Allestimento mostre

Sapori Reclusi

Spettacoli

Associazione Voci Erranti e Associazione Teatro e Società