Esposizioni

Due sono i percorsi espositivi, allestiti presso il Foyer del Teatro Regio e l’atrio del Campus Universitario Luigi Einaudi di Torino, a fare da cornice alle giornate di studio e lavoro del convegno “GUARDIAMOCI DENTRO”: oggetti, pensieri, immagini provenienti dalle attività legate al mondo del carcere che grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo hanno trovato espressione.

Denominatore comune dei due spazi è la creazione di un canale di comunicazione tra il “dentro” e il “fuori”, per raccontare le aspirazioni delle persone detenute che con il lavoro, l’arte, lo sport, lo studio conferiscono un senso nuovo alle esperienze personali e per osservare da vicino il frutto di queste attività, simboleggiate da una selezione di prodotti realizzati con le cooperative e le associazioni attive negli Istituti di Pena di Piemonte e Liguria.

Le esposizioni raccontano il valore di un percorso che prima di essere economico, artistico o lavorativo è fondamentalmente umano, etico. Perché il senso di tutte le attività realizzate non risiede solo nel successo economico legato alla produzione di oggetti ma nelle persone che, realizzandoli, compiono un viaggio, fatto di scambio, interazione, fiducia che impariamo a concederci reciprocamente. Perché la restituzione sociale è solo una delle componenti del percorso di riabilitazione, o meglio di responsabilizzazione, delle persone detenute.

Al centro c’è il lavoro, retribuito e qualificato, viatico imprescindibile per restituire dignità alle persone e favorire il loro reinserimento.

 

Le idee

Il filo conduttore dell’esposizione si dipana attraverso un vero e proprio cammino che guida lo spettatore al disvelamento di un messaggio composto da immagini, parole, suoni, volti, pensieri.
Chiunque abbassi gli occhi al pavimento, o alzi lo sguardo per osservare, infatti, sarà portato “dentro” i temi trattati e sarà chiamato a confrontarsi con segni, fotografie, messaggi legati a emozioni e valori che le persone detenute hanno affidato alla comunicazione.

Come? Con sguardi sospesi e ritratti, specchiere e cerchi colorati che accompagnano il percorso di visita come nei giardini giapponesi e permettono di avvicinarsi al cuore dell’esposizione, nel Foyer del Teatro Regio, e al nucleo centrale del convegno: la riflessione intima che “dentro” non riguarda solo coloro che vivono fisicamente imprigionati tra le mura di un carcere, ma anche tutti coloro che ci lavorano, ci studiano o vi si avvicinano.

Un dentro che ci riguarda, perché ogni sguardo tra esseri umani porta con sé una biunivocità. E così anche lo spettatore sarà guardato, diventerà simbolicamente oggetto di studio da parte dei volti ritratti, soggetto interrogato da parole e messaggi. Lo sguardo dunque non è più strumento indagatore, che spoglia corpi e studia comportamenti, ma si fa scambio, diventa restituzione, atto di riconoscimento dell’umano.

Perché a guardarci sono i volti di uomini e di donne come noi.

 

Sul canale YouTube della Compagnia di San Paolo è possibile visionare il video di presentazione delle due esposizioni, in occasione dell’inaugurazione al Teatro Regio (28 gennaio 2015).

I cerchi

Di dimensione variabile, 100×100 cm e 50×50 cm, sono trenta e compongono il sentiero virtuale delle esposizioni.

Venti cerchi contengono frasi scritte dai detenuti sui temi del convegno (lavoro, detenzione, importanza delle attività e di un tempo “pieno”, speranza del futuro, impegno).

Dieci immagini contengono ritratti anonimi di persone detenute e non detenute, volti che guardano negli occhi gli spettatori. Anche il più distratto, vedendo persone ritratte a terra, eviterà di calpestarle e rifletterà su questa richiesta di attenzione.

Le specchiere

Le due grandi specchiere situate una di fronte all’altra nel Foyer del Teatro Regio creano un effetto di riflessi molto interessante. Da una parte ci sono immagini di detenuti nelle celle che guardano verso il pubblico, ma anche verso le immagini di fronte costituite invece da persone detenute che lavorano all’interno delle varie carceri.

A contrapporsi sono dunque da un lato, immobilità e inattività e, dall’altro, lavoro come rinascita e alternativa alla delinquenza.

Non solo, perché le immagini che raffigurano i detenuti in cella contengono all’interno alcuni collegamenti “familiari”: oggetti d’uso come caffettiera, pentole, letti, armadietti… che richiamano un senso di quotidianità anche per chi sta fuori.

Teatro Regio - Balconata sovrastante il Foyer

Una grande immagine rappresentativa e simbolica per l’intero allestimento è situata su quattro strisce che scendono da un balcone superiore della scalinata di accesso ai piani superiori, per arrivare fino alla ringhiera del balcone inferiore. Le strisce, richiamando l’idea delle sbarre, simulano quasi l’effetto di una barriera. E dietro quelle sbarre simboliche, ecco di nuovo un volto, quello del detenuto ritratto nell’atto di uno sguardo rivolto verso di noi.

Di nuovo torna appieno il tema del convegno, e il suo titolo: GUARDIAMOCI DENTRO, immagini di volti che guardano e ci guardano.

Teatro Regio - Vetrata primo piano, antistante la caffetteria

Le immagini esposte sulle vetrate ritraggono detenuti inseriti in progetti sportivi, artistici, scolastici.

Tutte attività centrali per il percorso umano e sociale delle persone detenute, sottolineate da frasi che provengono dai protagonisti di questi percorsi.

Teatro Regio - Bancone ed esposizione dei prodotti di economia carceraria

Un grande bancone è situato nel Foyer del Teatro dove sono presentati tutti i prodotti e i servizi delle associazioni, degli enti e delle cooperative, sia per l’esposizione sia per la vendita, attiva  presso MARTE, in via Delle Orfane 24/D a Torino.

Cubi di varie misure, realizzati per l’evento dai detenuti impiegati tramite la Fondazione Casa di Carità e i progetti “La gang del Truciolo” e “Ferro e Fuoco”, sono utilizzati per l’esposizione e situati nel percorso all’interno del Foyer per mostrare oggetti, prodotti, immagini.

Altri allestimenti come scaffalature, paravento, librerie, manichini costituiscono parte integrante dell’esposizione dei prodotti e dei servizi realizzati in carcere.

Campus Universitario Luigi Einaudi - Scalinata e Main Hall

Anche in questo contesto, sede del convegno, una galleria di immagini romboidali, raffiguranti volti di detenuti e non detenuti scandisce le vetrate della grande scala dell’atrio, intervallata da frasi.

A fare da contraltare, trenta cerchi posti sul pavimento dell’atrio, simboleggianti, come nell’esposizione del Teatro Regio, volti di persone che ci guardano, frasi di detenuti che ci richiamano a una riflessione sull’importanza del lavoro, dell’impegno, del tempo pieno impiegato positivamente.


Maggiori informazioni sulle Cooperative e progetti in mostra

Il logo del convegno

Logo_gdLa realizzazione di un simbolo che sintetizzi il messaggio e la comunicazione di un evento richiede un giusto tempo di “decantazione”.

Come un buon vino, ha bisogno di prove di aggiustamento, di spazio e di respiro per trovare la rotondità, le sfumature, le sensazioni giuste da evocare.

Perché un simbolo deve poter vivere nel tempo, continuando a portare con sé significati.

Nella declinazione scelta per il logo di “GUARDIAMOCI DENTRO”, singoli elementi significanti vengono composti insieme per definire un messaggio più ampio.

Il muro, prima di tutto, che divide due entità, una dentro, rinchiusa, e una fuori, libera. Questo muro però non è chiuso del tutto. C’è un’apertura, che si crea e mette in collegamento le due entità.
In modo biunivoco.

Il dentro comunica con il fuori e viceversa. Ma questa linea curva con le due frecce “assomiglia” a un sorriso, perché le due entità sembrano due occhi. Ecco che la comunicazione e il contatto si fanno sguardo.

“GUARDIAMOCI DENTRO” assume allora il suo pieno significato.